Ammessi tema Portfolio

 

Michele Grassi

Terra aliena

La pianura padana è classificata come una terra inquinata al pari delle maggiori aree urbanizzate del mondo. la quasi totalità delle sostanze pericolose sono entità aliene - di un’estraneità fluorescente - che ormai popolano acque, aria e terreno in crescita esponenziale. _il petrolchimico di ferrara, ventidue chilometri di perimetro ed una fiamma sempre accesa che ricorda un passato ingombrante. _pcb di brescia. a sud della città pcb e diossine sono presenti nel terreno da dieci a centinaia di volte oltre i limiti di legge. da 12 anni un’ordinanza proibisce a oltre 25.000 abitanti ogni contatto con il terreno, confinandoli di fatto nelle loro case e nei soli spazi cementificati o asfaltati. _pfas del veneto, la contaminazione di queste sostanze pericolose scoperta nel 2013 nelle falde delle province di vicenza, verona e padova parte da un singolo e piccolo fiume e coinvolge oltre 200.000 persone. i connotati di un’epidemia. _la fabbrica di broni, una fabbrica ora chiusa iniziò nel 1932 a produrre manufatti con amianto, dando vita e benessere. nel paese a più alta incidenza di mesotelioma maligno in italia solo un vecchio muro di cemento divide ancora il disastro dal vivere quotidiano. _il biogas della pianura. lombardia ed in emilia romagna hanno la concentrazione più elevata di impianti a biogas del territorio italiano, che usano liquami animali combinati con vegetali. spesso gli investimenti in efficienza nel tempo sono esigui, l’impatto sull’aria e l’ambiente è rilevante. _eternot di casale monferrato. un parco pubblico nasce sulle ceneri dello stabilimento che ha diffuso nei decenni fibra d’amianto. nota autore: progetto realizzato con la tecnica del light painting nei luoghi simbolo dell’inquinamento di questa terra. le didascalie delle fotografie: (c1)_il petrolchimico (c2,c3)_pcb (c4,c5)_pfas (c6,c7)_la fabbrica (c8)_il biogas (c9)_eternot

Marcello Perino

Shibuya crossing

La gente di tokyo dice con orgoglio che l'incrocio di shibuya è il più trafficato al mondo... sicuramente in giappone con centinaia di persone che lo attraversano allo stesso tempo in tutte le direzioni. ho deciso di realizzare questa serie durante un paio di serate ventose e di pioggia battente, mentre le previsioni meteo davano un tifone in arrivo che, fortunatamente, non è mai arrivato. ho attraversato questo incrocio in tutte le direzioni non so quante volte e tutte le volte cercavo situazioni ed espressioni interessanti da fotografare, soprattutto l'espressione delle ragazze giapponesi con la loro compostezza ed eleganza che le distingue anche in situazioni tipicamente caotiche. questa serie è un tributo dedicato a loro,

Francesca Salice

Luci & ombre a chefchaouen

Immagini di vita quotidiana a chefchaouen, la "citta' blu" del marocco settentrionale. uomini, donne e bambini ripresi nelle strette vie della citta' vecchia, tra luci e ombre che si stagliano sui muri blu delle case.

Gianni Mantovani

Dopo la tempesta

Alla fine dell'estate, nel tardo pomeriggio di una giornata di fine settembre, mi sono trovato in una spiaggia dei lidi estensi mentre stava arrivando un grosso temporale con forti raffiche di vento che trasformarono il mare pieno di onde minacciose. scattando alcune foto ho pensato ad immaginare come sarebbe stata la spiaggia il giorno dopo, quindi mi convinsi a tornare sul luogo il mattino presto per produrre gli scatti che presento in questo lavoro.

Enzo Righeschi

La famiglia nel valdarno

La famiglia dei fotografi vestri per 3 generazione hanno documentato la vita sociale del valdarno e in particolare di montevarchi. nello storico fondale sono state ritratte migliaia di famiglie. nello stesso fondale ho voluto ritrarre le varie tipologia di famiglie del 2018.

Giancarlo Rupolo

I misteri

“i misteri” nella settimana che precede la pasqua, trapani cambia volto e si riscopre ancora saldamente attaccata alla sue radici. trapani torna ai riti di un’antica spiritualità, dopo 400 anni ancora profondamente viva. sono giorni in cui si mescolano la fede, la tradizione, il folklore il sacro e il profano. momenti di aggregamento in cui la città si ritrova tutta. ore in cui le strade si riempiono di gente; una grande folla che si riunisce per seguire ed accompagnare la “processione dell’ addolorata”, la “processione della madonna del popolo” ed infine la lunga “processione dei misteri”, dove durante quest’ ultima i massari e le antiche maestranze trasportano sulle loro spalle le preziose sculture lignee accompagnate da bande musicali. in questi momenti di grande partecipazione religiosa, si rispecchia anche tutta la vita economica, culturale , sociale e politica della città.

Sergio Panella

Su battileddu

Su battileddu è la maschera tipica, ha un aspetto particolarmente impressionante e trae le sue origini dalle cerimonie sacre legate ai riti dionisiaci. È vestito di pelli di pecora o montone, ha il volto sporco di fuliggine e di sangue e la testa coperta da un fazzoletto nero femminile, porta un copricapo con corna caprine, bovine o di cervo tra le quali è sistemato uno stomaco di capra ("sa 'entre ortata"). sul petto porta i "marrazzos" (campanacci), sulla pancia seminascosto dai campanacci porta "su chentu puzone", uno stomaco di bue pieno di sangue e acqua, che ogni tanto viene bucato per bagnare la terra e fertilizzare i campi. su battileddu, considerato pazzo, è tenuto legato e fermo dai battileddos massajos, mentre gli spettatori tentano di pungere su chentu puzone per far uscire il sangue con il quale s'imbrattano il volto. quando la vittima cade per terra qualcuno grida "l'an mortu, . le vedove inscenano il funerale con gesti e lamenti scurrili.

Antonio Lorenzini

Timmy

Timmy un giorno parlando con un amico rimango colpito dal fatto che in tutto il mondo esistono oltre seimila malattie rare. mi chiedo: che cos’è una malattia rara? e’ una malattia che costringe soprattutto la famiglia dei malati ad essere pressoché soli e senza, o con scarsa, forma di sostentamento economico quanto di supporto morale. e da qui timmy, un ragazzone poco più che ventenne affetto da sindrome cri du chat (grido del gatto) per il suono che ricordano i pianti dei bambini affetti da questa sindrome. una disfunzione del cromosoma 5 che porta alla perdita totale della parola e del tono muscolare, dove l’aspettativa di vita è molto bassa quanto la qualità di essa. ma timmy è uno che vuole lottare, uno che vuole vivere, e la sua famiglia con lui. e ci riesce con il suo disarmante sorriso. vivo molti giorni insieme a lui ed alla sua famiglia. questo è il racconto che lo vede protagonista nelle sue giornate tra le mura domestiche.

Stefano Stefanoni

Destini

Il gioco del 2... la coppia. incrocio di destini fino alla separazione

Enrico Quattrini

La sottile linea blu

17 scudetti di cui 11 consecutivi, 10 coppe italia maschili e 3 femminili, una lunga storia di successi vissuta tra il 1978 e il 2015. poi la crisi economica ha fatto l'ennesima vittima, così la più antica e titolata squadra di nuoto paraolimpico d’italia, la ssd santa lucia, chiudeva i battenti a causa di carenza di fondi. la possibilità per tanti ragazzi disabili di praticare lo sport, seguiti da uno staff di medici, istruttori e preparatori atletici si spegneva insieme ai loro sogni di gareggiare in competizioni nazioni e internazionali. fortunatamente a volte, la tenacia e la determinazione delle persone supera le difficoltà che la vita ci presenta, così grazie anche al supporto di privati, dalle ceneri della santa lucia risorgeva una nuova associazione, la asd ergo svm roma. per quasi un anno ho seguito con la mia fotocamera questi ragazzi, durante gli allenamenti e nelle gare, si allenano tre volte alla settimana, tutte le settimane, tutti i mesi dell’anno, anche se per loro non è facile nemmeno arrivare a bordo piscina. la superficie dell'acqua diventa così quella “sottile linea blu” che separa la loro vita in due facce molto diverse della stessa medaglia: tanto complicata al di sopra, quanto semplice al di sotto. così semplice che in vasca si fatica a distinguerli dalle persone normodotate, lì dove non hanno bisogno di protesi o dispositivi, lì dove possono sfogare tutta la loro passione per questo sport, il loro agonismo e la voglia di gareggiare contro gli altri atleti e contro i propri limiti.

Alessandro Cinque

Sacred valley of the incas

Terra che con i suoi frutti nutre e con la sua consistenza permette il passaggio. fuoco che scalda l’aria. vento che attraversa l’erba e disegna i corpi. acqua che riflette, deterge, appaga. nella valle sacra degli incas, in perù, riemerge l’uomo ed il suo stretto ed antico legame con il mondo di cui fa parte. la natura domina e l’armonia degli effetti rende atteggiamenti di vita quotidiana esempi sublimi di una relazione profonda, primordiale, autentica tra l’io e l’altro e lo spazio attorno. il gesto indica sé stesso e non indica altrove, tutto il suo significato si manifesta nell’espressione. alla causa segue soltanto una conseguenza, aspettata, usuale. sopravvivenza, fatica, affetto. e’ così perché deve essere e l’animo ne risulta aperto, purificato, scarno e libero dalla sovrabbondanza.

Giuseppe Sabella

L' assenza

Sei andato via due anni prima che io nascessi, in quell’assenza che diventava presenza, attraverso i racconti, mi perdevo come in un vortice di sensazioni nella tua vita non vissuta. ti ho cercato sempre nel cammino della mia vita, nei giorni di inquietudine e in quelli sereni, nei posti più disparati del mondo, in ogni volto di bambino ed in ogni cosa che ho fotografato vedevo il riflesso della tua assenza. solo alla fine, quando ho voltato l’obbiettivo verso di me ho capito che stavo cercando me stesso, ed è proprio attraverso me che ti ho trovato.

Bruno Madeddu

La famiglia di claudio

“la famiglia di claudio” ritratto di claudio, un padre separato, fotografato assieme ai propri figli in un pomeriggio di fine settimana a loro dedicato. traspare malinconia nel volto di claudio, traspare in quel breve frangente di amore concesso nei limiti consensuali... ma è un sentimento che piano piano lascerà spazio ad una serenità e gioia nuova, si sente, così come si sente il grande amore verso i figli, quei figli che sono lì a ricordare che ogni separazione famigliare non può mai considerarsi definitiva.

Pietro Di giambattista

We are gypsies

The reportage exhibited is a long-term project that develops over a period of time that goes from the year 1999 to the present day and which is enriched each year with new images, over which at the beginning the distances between the photographer and the gypsies almost disappeared. the work shows rome's nomad camps, the last and real ghettos instituted for racial and ethnic reasons by an occidental democratic nation, revealing not only the precarious living conditions of the inhabitant, but most of all the deep change that they went through. the work starts with the black and white, children running, moving fast in front of the camera, playing. they leave their mournful gazes behind rain blurred glasses. it portraits a world that keeps a distance, that only shows a partial vision of itself, thus far mythical, made of caravans, mud, disenchantment and poverty. a world of carousels, music and melancholic and free looks. with grace and perseverance, during the years images enriches, color make its appearance, it comes the time of staying still inside rooms, inside the eyes pointing straight in the camera. almost as that world has made itself transparent, permeable by the photographic tale, the blurriness has disappeared from images, and so the elusive narration told by the out of focus and dynamic cuts. within the evolution of images, stories multiply in new silences, described by the many details of the places, trough the new interpretation of a sensitive transparency, permeable to reflection as much as emotion. and it comes a painful and bitter awareness, the delusion of slowly discovering the complexity of a world that, one year after the other, had lost its bounds with the past. this is an ancient world that has been worn away by some of the worst model of our consumer culture, with the complicity of an extremely low level of education. we now see the huge pictures of luxury cars and appliances gradually substitute the colorful and kitsch decorations of flowers and tigers, as much as is clear a radical change in the way of dressing and acting of the younger generations compared to the older, as in their clothing, hairstyle and looks are still recognizable evident bounds with the ancient gypsy culture. it is a typical italian paradox, the one of a population cannibalized two times: materially by the corruption and dirty businesses of a ruling class that steals resources for integration and a better life prospect, and spiritually by the clear cultural model that this class brings forward, of money made fast and by whatever means.

Mariaelena Di giovanni

Mai nati

Dove comincia il nostro io? quand’è che un individuo può considerarsi tale? quand’è il momento di attribuire un’identità? sono domande che spesso non hanno risposta, capaci di creare un forte dibattito etico. mai nati è un progetto che racconta dei feti abortiti volontariamente o spontaneamente. in italia la legge 194 del 1978 regola l’interruzione di gravidanza e fissa il termine per l’interruzione volontaria a 3 mesi di gestazione. prima di questo termine la legge prevede che i “prodotti abortivi” vengano gettati nei rifiuti speciali ospedalieri, ma esistono delle associazioni cattoliche fortemente antiabortiste che stringono convenzioni con alcuni ospedali e si occupano di dare una sepoltura a questi feti, considerando l’esistenza di una vita a partire dalle prime cellule dopo il concepimento. ho conosciuto una delle mamme che ha scelto di seppellire il suo feto di circa 10 settimane e ho cercato di comprendere le ragioni del suo gesto. mi racconta che è stato importante porre un nome sulla lapide, voleva concedergli una dignità e questo l’ha aiutata ad elaborare quello che lei ha vissuto come un vero e proprio lutto. in realtà, lei rappresenta tutte le donne che nella stessa circostanza hanno optato per questa soluzione. ho assistito ai funerali, che hanno una cadenza mensile, e nell’arco dell’anno in cui ho seguito i volontari antiabortisti, la partecipazione è stata sempre scarsa. recentemente i fatti di cronaca inerenti alla difficoltà a reperire medici non obiettori hanno riportato sotto i riflettori l’argomento aborto, che parte della nostra società affronta ancora come tabù, da qui il mio interesse e la curiosità di andare in profondità, a guardare meglio la realtà, a porsi domande pur senza avere risposte ma solo un ulteriore motivo di riflessione per compiere le nostre scelte con il massimo della consapevolezza.

Daniele Stefanizzi

Elias' gym

Elias, a 28-year-old fitness and martial arts guy from adwa, ethiopia, finally made his diy gym out of a garage in 2013, after many years working as a driver and mechanic. besides being a dream come true, the gym today is a reference and meeting place for many troubled guys, who spend there most of the day rather than in the street.

Barbara Cardini

I canarini

La storia dei detenuti dell' isola di pianosa che nonostante pene detentive lunghe, possono circolare liberamente sull'isola.la sera però come i canarini, loro compagni di avventura, devono rientrare nelle loro celle.

Massimiliano Falsetto

Notte da sballo

Incontri ravvicinati di vario tipo in un locale della bassa bresciana. tra luci, fumo e alcol, il sabato notte diventa una notte da sballo.

Francesco Armillotta

Adrenalina

Massimo Bardelli

Tre mesi

Un giorno qualsiasi, un giorno unico, in qualche modo speciale. guardi attorno e non vedi niente che non sia un'intensa, ossessiva se pur confusa, rifrazione del tuo sentire. chiaroscuri così marcati da trasformarsi in bianconero, l'essenza del tuo essere prevarica ogni aspetto del reale e lo trasforma come soltanto tu, credi, sei in grado di vedere. per questo cerchi di rappresentarlo e facendolo lo sveli, lo condividi e, cosa più importante, cominci tu stesso a comprenderlo rendendolo, ora forse si, un giorno davvero speciale.

Antonio Mercurio

Fino all'ultimo

Apice vecchia è un paese in provincia di benevento, oramai disabitato da oltre 35 anni, per via del terremoto catastrofico del 1980, eppure qualcosa ancora si muove... la determinazione umana, a volte, va oltre alla logica razionalità, ed è così che nascono storie particolari e forse anche uniche.

Jean-claude Chincheré

Sabra e chatila 35 anni dopo

Reportage nel cuore di sabra e chatila (libano), 35 anni dopo il massacro di 3500 palestinesi da parte dei falangisti libanesi. una storia attraverso i testimoni oculari di quella carneficina e storie di vita quotidiana di questo "paese nel paese". una ferita dura da rimarginare, un viaggio tra presente e futuro, in uno dei luoghi che hanno segnato un capitolo fondamentale nella storia del medio oriente e non solo.

A A

Princesas

Non importa la decadenza o la fatiscenza del luogo in cui ci si trova; non importa se all’interno della “città vecchia” sono prostitute e travestiti a condividere spazi e memoria; non importa perché l’apparenza allontana lo sguardo dal punto focale di normalità in cui il ritmo circadiano della vita ingloba l’esistenza umana. normale è ciò che socialmente accettato come tale; dove ogni giudizio emotivo è sospeso a favore di un quieto vivere giornaliero; è il precario equilibrio di sicurezza in cui le rigide regole della collettività gettano l’ancora della sopravvivenza gregaria. scuotere le acque torbide in cui la moralità affonda, e che spesso induce il pensiero in facili e affrettate condanne sociali, serve a ricordare che un uomo rimane un uomo in qualsiasi modo egli decida di condurre la propria vita.

Marco Meini

Ocnita - vivere come negli anni '50

Ocnita località vicina bistrita nella regione della transilvania in romania. i pochi abitanti sono principalmente contadini e allevatori che vivono in che semplici, costruite negli anni in autonomia o con l'aiuto di qualche amico muratore. nella comunità vige una forma di baratto e la famiglia che coltiva frutta e verdura la scambia col vicino allevatore per latte o carni del suo bestiame. le giornate iniziano e finiscono presto, la mattina a lavoro nei campi e la sera in casa al calore della stufa a legna. internet qui non lo usano ma è abitudine ritrovarsi in chiesa "con l'abito buono" dove poter pregare dio affinché protegga loro e il raccolto.

Antonella Platania

Attraverso i loro occhi

Con questo portfolio ho voluto raccontare l’intimità, la quotidianità di due fratelli. vivere le giornate con i loro occhi. la loro intimità, i piccoli gesti d’affetto, tanto puri che emanano un amore vero e profondo. la complicità in uno sguardo. dovremmo più spesso ricordarci di essere stati bambini, e provare ad esprimere, stupore, complicità, intimità, amore come loro, nel modo più sincero e intimo che esista.

Gianni Lombardini

Codice d.i.g. 302.85

Codice d.i.g 302.85 roberto è un bambino sereno che ben presto manifesta una innata passione per le due ruote, prima passando interi pomeriggi a pedalare al parco sempione, poi gareggiando nel motocross. e' in questo periodo che qualcosa cambia, che la sua spensieratezza si turba; ma sono gli anni che introducono all'adolescenza e quella sensazione di inadeguatezza prima o poi arriva per tutti. roberto si pone domande complicate cui non sa rispondere; smette di pensarci quando, non ancora diciottenne, diventa papà. passano trent'anni ancora e quell'inquietudine, mai sopita, torna a farsi sentire. questa volta roberto non può ignorarla, non più; non si riconosce guardandosi allo specchio e lentamente la sua immagine scompare lasciando il posto ad una nuova identità. nel 2008, tramite un centro specializzato sulla valutazione e il trattamento dei disturbi e dell'identità di genere , decide di intraprendere la strada per la riassegnazione del sesso da maschile a femminile. inizia così il percorso psicologico e farmacologico e di adattamento sia estetico che comportamentale. il raggiungimento della piena consapevolezza di essere donna fa si che roberto lasci definitivamente il posto a sara.

Rosanna Papalini

The memories depot

Non lascio che neanche un singolo fantasma del ricordo svanisca con le nuvole. ed è la mia perenne consapevolezza del passato che causa a volte il mio dolore. ma se dovessi scegliere tra gioia e dolore non scambierei i dolori del mio cuore con le gioie del mondo intero. khalil gibran il progetto è stato realizzato andando alla ricerca di casali abbandonati dove potrebbero aver vissuto i miei avi. ricordi vissuti o raccontati mi sono tornati alla mente e li ho rappresentati, usando vecchie foto di famiglia, come fantasmi evanescenti della mia memoria

Filippo Venturi

Made in korea

Fino agli anni ’60 la corea del sud era un paese povero e arretrato. in meno di mezzo secolo è diventato uno dei paesi più moderni al mondo. la rincorsa alla modernità e al progresso è stata realizzata imponendo alla società uno smisurato senso della competizione, nella ricerca della perfezione dal punto di vista scolastico, professionale ed estetico. nel rapido raggiungimento della modernità rientra una forte diffusione della tecnologia, al punto da ritenere che la corea del sud sia 5 anni più avanti al resto del mondo in ambito tecnologico. la multinazionale coreana samsung, la più grande azienda di tecnologia informatica al mondo, è arrivata a costituire da sola il 20% del pil nazionale. i giovani si trovano a crescere avendo in mente gli stessi ideali e passando per tappe obbligatorie: i migliori voti per accedere ai migliori istituti che consentiranno di arrivare ai migliori lavori. non è un caso che l’ex presidente degli stati uniti, barack obama, abbia esortato più volte gli americani a seguire l’esempio coreano dove il 98% dei ragazzi tra i 25 e i 34 anni è almeno diplomato e circa il 60% laureato. al tempo stesso sono richiesti modelli estetici senza identità, raggiunti comunemente con la chirurgia plastica; il paese è famoso per avere il maggior numero di interventi al mondo; non c’è giovane che non abbia fatto almeno quelli indicati come “base”: occhi e naso all’occidentale. il paese spinge i giovani verso una standardizzazione straniante e surreale, l'esatto contrario di quanto avviene in molti paesi occidentali, dove il successo è raggiunto distinguendosi dalla massa. gli effetti collaterali di questa rapida evoluzione sociale, scolastica, economica, estetica e tecnologica, raggiunta attraverso un forte senso della rivalità, sono la dipendenza da internet e dalla tecnologia, l’isolamento sociale e lo stress, a volte così forte da sfociare nell’alcolismo e addirittura nel suicidio (il paese è tra i primi posti nella classifica mondiale dei suicidi: 43 al giorno).

Andrea Fongo

The ring road

La circonvallazione esterna di milano, percorsa in entrambi i sensi dagli autobus n.90 e 91, è una strada circolare che forma un anello allargato intorno alla città. negli anni è diventata una specie di linea di confine invisibile che, specialmente in alcuni punti, separa nettamente la città in due: quartieri borghesi e cuore economico al suo interno, quartieri periferici, popolari e con un alto numero di famiglie immigrate all'esterno. per questo reportage ho dato il titolo di "the ring" che in italiano vuol dire anello, per dare una connotazione molto marcata a questa strada. perché non è solo separazione ma è un forte punto di unione e di scambio con le persone che vivono a milano. vi si incontra di tutto, dal ricco avvocato vestito elegante, ai barboni che d'inverno ci dormono dentro (queste due linee sono alcune delle poche che funzionano 24 ore e sette giorni a settimana), alle varie comunità di immigrati fino alle famiglie e ai giovani studenti. con le mie foto ho voluto mostrare un costante senso di astrazione che aleggia attorno e lo vivono le persone che prendono questi autobus, che è il motivo che più mi ha spinto a portare avanti il progetto. ho deciso poi di inserire nelle inquadrature un continuo rimando alle due linee, implicito e esplicito, e un gradazione di colore molto satura cercando anche colori forti.

Simona Capannoli

Duemilaquattrocento centimetri quadrati

Duemilaquattrocento centimetri quadrati l'ospedale: chi vi entra inevitabilmente perde un po' della propria identità; è più facile che se ne ricordi il numero del letto o la patologia invece del nome. tutti uguali, tutti con la stessa divisa, tutti nello stesso letto….solo una cosa si differenzia: il comodino! lo stesso comodino per magia si trasforma ogni volta che cambia proprietario. in un posto dove tutto è controllato, uniformato, codificato il comodino sfugge alle regole, si colora, si riempe, si vuota. ognuno vi porta qualcosa di suo, di sé, a voler ricordare che non siamo tutti uguali. ognuno di noi ha la sua storia e quei pochi centimetri quadrati lo ricordano ogni giorno.

Caterina Taglienti

Custos tiberim

Sapevo da sempre di mr ok, l’avevo visto alla tv, nei giornali, nella grande bellezza. poi quest’anno, a capodanno, sono andata a vedere. un eroe per un quarto d’ora ogni anno, uno che si vede che lo fa con il cuore, per mantenere l’attenzione sul fiume e sulle tradizioni. lo cerco, gli scrivo. gentilissimo, chiacchieriamo un po’ al telefono, immediatamente si rende disponibile. ci incontriamo, con lui un’amica che filma il nostro incontro. scendiamo sotto il ponte da cui ogni anno si butta. quest’anno si è fatto male perché il fiume era basso e lui si è scomposto nel momento dell’impatto. maurizio mi racconta di come da ragazzino nel fiume ci facesse il bagno e abbia continuato sempre, sino a raccogliere il testimone dal primo mr ok oramai troppo vecchio. andiamo al barcone della romana nuoto e incontriamo il suo amico giulio. tra battelli che fanno le visite sul fiume e qualche altra iniziativa cercano di ridare lustro al fiume, di farlo tornare vivo e abitato dai romani e dai turisti. nei vari incontri successivi ho avuto modo di vedere come la gente lo riconosca e lo saluti con affetto. È un emblema, sa di esserlo e ne sente la responsabilità. non trae grandi vantaggi personali dal tuffo, cerca di sfruttare la sua popolarità per “sistemare” le cose che non vanno: il fiume troppo inquinato, la situazione dei bagnini ad ostia. corre per tenersi in forma, ogni tanto qualche “salto” al kursaal dove ha cominciato a fare il bagnino quando era ragazzo. passa le estati sulla spiaggia a fregene, con un occhio sempre sui ragazzi che fanno surf quando il mare è più arrabbiato. ogni volta che ci vediamo mi racconta un pezzetto di vita: ha fatto mille lavori, bagnino, camionista, stuntman nel cinema, ha viaggiato e vissuto mille esperienze. e tutto quello che ha fatto lo portava verso il fiume, quasi un destino. stava per lasciare qualche anno fa poi ci ha ripensato: quest’anno è stato il trentesimo tuffo.