Ammessi tema Portfolio

 

Marco Urso

Il pellicano crespo del lago kerkini

Al confine tra grecia e bulgaria il lago kerkini ospita 120 coppie di pellicano crespo. tempo fa quest'area era luogo di frequenti inondazioni e i pellicani, che preparano il loro nido a terra, vedevano distrutti i loro sforzi di procreazione e a poco a poco si erano allontanati dal lago. a seguito della costruzione di una diga e della bonifica della zona, le coppie sono gradualmente ritornate formando la più importante colonia in europa. nel periodo dell'accoppiamento , ad inizio inverno, i pellicani aumentano la loro cromia del becco e diventano molto aggressivi. non sono infrequenti lotte e ferite per il cibo. vengono definiti crespi per la particolare morfologia delle piume nucali.

Marcello Perino

Kushti, the noble art

Il kushti è un tipo di lotta praticato in india, ma non è solo uno sport, è più che altro uno stile di vita fatto di regole severe che portano a raggiungere uno stile di vita puro e nobile. i lottatori vivono e si allenano insieme seguiti da un guru che è anche la loro guida spirituale. ogni apprendista ha la responsabilità di pulire, cucinare, lavare e fare altri lavori per il gruppo. i lottatori d'elite, invece, non possono fare sesso, bere alcool e fumare e devono seguire una ferrea dieta. il posto dove i lottatori si allenano è chiamato akhara che, oltre a essere una palestra, è anche un'arena dove i lottatori competono; nella palestra è possibile allenarsi con attrezzi artigianali, ma di estrema efficacia per gli allenamenti. guru hanuman akhara è la scuola più antica dell'india, da qui sono passati i lottatori più importanti dell'india e alcuni di loro hanno gareggiato in competizioni olimpioniche. il reportage è stato realizzato in questa scuola.

Francesco Russotto

Magazzini, n. 7

Antico sport di origine medievale, la pallagrossa pratese è uno strano connubio tra pugilato, calcio e lotta greco romana e deve parte della sua fama alle storie, a volte difficli, che accompagnano la fama dei propri giocatori, poco inclini a farsi riprendere prima delle partite. il magazzino n. 7 è il luogo dove avviene il reclutamento dei calcianti della pallagrossa pratese, rione verdi. mentre le gesta, la forza e la cruenza di questi moderni gladiatori sono ben note in campo, meno noto è l'universo di rituali fatti di cura del corpo, delicatezza e riflessione individuale, che ne precedono la discesa in campo.

Lorenzo Zoppolato

Cronache immaginarie di un domatore di cavalli

Queste immagini sono tratte da un progetto fotografico che narra le vicende visionarie di un domatore di cavalli. russia, polonia, italia e francia sono i luoghi di questo viaggio immaginario nel quale, come in una finzione di borges, evoco situazioni della quotidianità per raccontare le sue vicende. un racconto in cui la realtà si mescola con il sogno, dove le fotografie sono il mezzo per accedere a questo immaginario.

Rosario Lo presti

Un giorno speciale

A comiso, antica cittadina ai piedi dei monti iblei, l’arrivo della primavera porta con sé ogni anno il ripetersi di una celebrazione antica ma poco conosciuta, documentata dal 1635 , denominata pasqua comisana. i preparativi durano un anno intero , due bambini in età adolescenziale e dalla bella voce vengono scelti per il ruolo degli angeli e saranno posti sui fercoli dei simulacri e portati in processione per tutto il giorno di pasqua fino a notte fonda. la mattina la vestizione degli angeli inizia nelle rispettive abitazioni alle cinque del mattino e per circa tre ore il vestito è cucito addosso ai due bambini prescelti. e’ una processione alla quale partecipo da tre anni. ritornare a comiso ha avuto un sapore particolare. lì è nato mio padre e mio nonno prima emigrato in america al suo rientro ha aperto il primo laboratorio fotografico del paese. ci sono pochi turisti e fotografi e così sono stato subito notato ed accolto con grande affetto da tutti i nunziatari (i fedeli della basilica dell’annunziata) e dagli ex angeli. per i bambini ed i loro genitori fare l’angelo rimarrà tra gli avvenimenti più importanti della loro vita. ho iniziato il lavoro focalizzandomi sulla vestizione, visto che di processioni se ne fotografano a centinaia, ma poi un po’ per volta ho capito che i nunziatari, i comisani , i vecchi angeli rappresentano tante storie da raccontare. il progetto continua..

Marzio Minorello

Fusina l'abbandono

Il sito "ex sava-alumix-alcoa" si trova all'estremità sud di porto marghera, a ridosso della laguna di venezia e a fianco del terminal turistico di fusina, una "struttura di interscambio gomma-acqua" capace di ospitare 2.900 auto e 180 bus, oltre a varie agenzie per le attività tusitiche e commerciali. tra graffiti, edifici abbandonati e strutture inquietanti, sorpresi a spiare sotto lo sguardo di murales di bimbi, e angeli: questo è il viaggio nella ex alcoa, regno contaminato dell'industria dell'alluminio. lo stabilimento destinato alla lavorazione dell'alluminio è degli anni 50, nei due decenni successivi i lavoratori occupati hanno sfiorato le 1200 unità continuando a crescere fino ad oltre 3000 nel 1980. la successiva crisi del settore ha fortemente ridimensionato l'industria veneta dell'alluminio. nel 1981 viene cambiata la denominazione, la società diventa sava alluminio veneto ( gruppo efim - aulisse ), la crisi occupazionale è profonda e nel 1988 lo stabilimento da lavoro a 205 persone. nel 1992 quando cambia denominazione e diventa alumix è in dismissione, successivamente l'attività viene assorbita dalla multinazionale dell'alluminio alcoa, che abbandona definitivamente il vecchio stabilimento e ne costruisce uno nuovo poco distante. per l'area dismessa ci sono diversi piani di riqualificazione, in particolare come " polo logistico " per il traffico navale, ferroviario e su strada, ma secondo rilevamenti effettuati con una serie di carotaggi nel gennaio del 2009 la contaminazione del terreno è " importante " oli minerali, idrocarburi policiclici, diossine, furani, fluoro......e così l'ex sava, ex alumix, ex alcoa è, semplicemente, terra di nessuno !!

Giulio Brega

Habana vieja

Habana vieja è il cuore storico della città dell'avana (cuba) , una zona dichiarata dall’unesco patrimonio dell’umanità . nonostante sin dalla fine degli anni 70 sia partito un importante piano di recupero, il quartiere, ad eccezione di alcune piazze principali, sta letteralmente cadendo a pezzi. habana vieja è un luogo dove la povertà fa continuamente capolino dalle porte cadenti e dalle finestre senza vetri diventando il simbolo di un paese in ginocchio. cogliendo la dimensione sospesa fra passato e presente, entriamo in spazi che sono rimasti immobili, come fissati nella memoria dei muri scrostati e dipinti. luoghi che appaiono quasi al di là del tempo, avvolti dai colori tenui della malinconia. se ogni città ha una sua particolarità che la contraddistingue, l'avana, con le sue grandi contraddizioni, ne è un esempio. una città che, nonostante tutto, mantiene il suo fascino, e della quale si coglie con delicatezza l'anima e l'atmosfera unica.

Romina Remigio

Tribe no name

I “watoto wa mateso, wa shetani”, figli del dolore, del demonio, sono una tribù sconosciuta, composta da più di 1000 persone, confinata da circa ottant'anni a 2400 metri, in piena foresta. sono stati isolati e cacciati dalla regione dell’iringa, dalla tribù dei wahehe, solo perché affetti da una forma di epilessia rarissima, sconosciuta quanto loro adesso. a causa delle reazioni provocate dall’epilessia venivano considerati posseduti dal demonio e per questo ammazzati e scacciati. di conseguenza si sono rifugiati sempre più all’interno di foreste impervie sulle montagne vicine. e così hanno continuato a vivere senza alcuna dimensione temporale. il futuro non esiste, tutto viene considerato e si misura a partire dal momento presente. l’intensità della pioggia, come lancette di un orologio segna le stagioni, quindi il lavoro dei campi e la kifafa, la malattia, definisce il tempo della vita. ogni gesto, ogni rito è sacro e per questo interpretato dal “baba mkubwa”, il capo villaggio e dai guaritori-stregoni. la causa generante la kifafa, è un parassita che creando una grave infezione cerebrale, genera attacchi di epilessia che a sua volta non essendo curati, provocano cadute con relative conseguenze, a chi ne è affetto. inoltre ci sono cause genetiche dovute alla consanguineità e al forte abuso di alcol. questo reportage è il frutto di anni di lavoro, di mesi e mesi di vita con loro per acquisire la fiducia che mi ha permesso poi, di raccontare la loro vita. io sono stata la prima donna bianca, fotografa che hanno visto arrivare al villaggio e con la quale hanno accettato di vivere per mesi.

Simone Sonetti

Soluzione finale

Memorie, per non dimenticare lo sterminio nazista.

Sara Bertei

Frammenti

Come aprire il cassetto di un vecchio armadio, come trovare una scatola dimenticata in soffitta. tessere di un tempo tanto lontano da non appartenerci ma da cui discendiamo e che risveglia in noi emozioni legate alla memoria. “frammenti”, è la parola che apre questo lavoro fotografico. frammenti di tempo, di ricordi, di emozioni, di vita, della vita di persone care che attraverso le immagini tornano a farsi vivide nel nostro presente e con la stessa magia ci portano indietro. frammenti di un tempo distante, di vita vissuta, di giorni trascorsi di cui non restano che il ricordo e la nostalgia di una poltrona ormai vuota. vita che è volata via, ricordi che restano per sempre.

Alessandro Fruzzetti

Presenza

E ricordati, io ci sarò. ci sarò su nell'aria. allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. ci si parla. ma non nel linguaggio delle parole. nel silenzio. (tiziano terzani)

Elena Bacchi

Il rifugio

Valerio Di mauro

Teresa

Teresa si poggia su di me con il peso di un filo d'erba. a volte la sua mano e i suoi capelli mi sfiorano quasi fossero una carezza o un soffio di vento. altre volte nonostante sia così minuta, mi stringe con una forza che non immaginerei e mi dice 'ti voglio bene'. mi cerca per giocare o cantare insieme. o per farsi leggere una storia. magari di una bella e coraggiosa principessa. io so che la vita di teresa non sarà facile. e che le difficoltà che contribuiscono a renderla speciale la metteranno alla prova. ma so anche che le persone che la conosceranno non potranno che trovarla incantevole. sempre.

Simone Stefanelli

Celestial church

La chiesa dei cristiani celesti è una fede sincretica africana, fondata in benin nel 1947 da un falegname, joseph oshoffa, il quale ebbe una visione dove dio gli affidò la missione di combattere la stregoneria molto diffusa nei paesi africani, e su tutti in benin l’unico paese al mondo dove il vodo è religione di stato. negli anni il movimento si è diffuso con grande successo in tutta l’africa occidentale, ogni anno riesce ad attirare numerosi adepti che prima avevano professato altre religioni. ha assorbito elementi della liturgia cristiana protestante, i canti, le preghiere e le letture del vecchio testamento e anche pratiche vodo che doveva combattere. i celesti sono la congiunzione tra il nostro cristianesimo e il vodo. alle letture bibliche, funzioni religiose in quasi del tutto simili alle nostre, aggiunge elementi tipici del vodo: la danza al ritmo dei tamburi, le previsioni, la guarigione dei malati, lo stato di trance degli adepti e l’utilizzo di veggenti e visionari per guarigioni miracolose.

Adriano Favero

Loop

"mio padre gioca da 45 anni ai cavalli, e ha perso tutto: il lavoro statale, la dignità, l' amor proprio e l' amore per la famiglia. ha accumulato debiti per milioni di euro. ha speso tutto il suo tfr in un mese. è diventato un mostro insensibile, superbo, egocentrico, bugiardo, egoista, imbroglione e ha minacciato diverse volte il suicidio." parla giulia, 24 anni, laureanda in giurisprudenza, figlia di un ex funzionario di una multinazionale che dopo 33 anni di carriera ha mollato il lavoro e si è giocato tutta la liquidazione scommettendo sulle corse dei cavalli. una dipendenza, quella dal gioco d' azzardo, riconosciuta ormai come una malattia, con tanto di pensione di invalidità. la situazione è precipitata negli ultimi cinque anni, da quando la malattia è peggiorata e lui passa il suo tempo nelle agenzie e nelle ricevitorie, a scommettere sulle corse. la dipendenza da gioco, o sindrome da gioco d’azzardo patologico (gap), è ufficialmente riconosciuta come un disturbo comportamentale e psicologico, che presenta varie analogie con la tossicodipendenza. negli anni gli psicologi e psichiatri di tutto il mondo hanno cercato di delineare e studiare le cause di questo fenomeno. secondo un recente studio, si stima che in italia oltre 700 mila persone soffrono di questa patologia e ogni anno la cifra delle persone dipendenti da gioco d’azzardo aumenta del 50%, e dato ancora più allarmante, più dell’80% rischia ricadute dopo essersi curato. in america più di 2 milioni di persone sono affetti da questa dipendenza e oltre 20 milioni sono le persone che in qualche modo ne vengono coinvolte nella loro vita familiare, sociale e lavorativa.

Enrico Quattrini

Rewind

Il tempo scorre senza sosta, di ciò che è stato molti anni fa, rimangono solo i ricordi di chi li ha vissuti e quelle vecchie foto di famiglia, chiuse nei cassetti dei miei genitori o nell'armadio di mia nonna. guardarle è un tuffo nel passato in b&n, tra allegri momenti di festa e di vita ordinaria, pose di persone ora molto diverse o che purtroppo non ci sono più. questo progetto ha la folle pretesa di riavvolgere il tempo, di creare dei paradossi tramite la sovrapposizione di quelle vecchie foto ad attuali momenti di vita quotidiana, ripresi nello stesso punto dove molti anni fa queste sono state scattate. in queste nuove immagini il passato e il presente si confondono, creando un nuovo unico istante, in cui bambini e persone di epoche diverse, giocano o chiacchierano tra loro, in cui è perfino possibile incontrare di nuovo se stessi... giusto il tempo per scattare un'ultima fotografia.

Giuseppe Sabella

Leggende

Da bambino restavo affascinato dai racconti degli anziani che mi parlavano di vecchie leggende, di antichi regni, di un monte misterioso circondato dalla nebbia, transito di angeli caduti dal cielo che diventavano uomini. non ho mai dimenticato queste storie, sono andato a cercarle attraverso gli occhi del bambino che ero, i miei “fantasmi infantili” non sono mai andati via dal posto in cui vivo, ruotano dentro ad un cerchio senza fine. la mia terra è fatta di ombre chiuse e raggi di sole che squarciano il giorno, proprio come le persone che la abitano.

Pietro Giambattista

Io non ho nessuno che mi abbraccia

Io non ho nessuno che mi abbraccia è un viaggio-indagine in bianco e nero nel perimetro della disabilità intellettiva. un gioco di specchi, in cui si osserva l’altro col duplice obiettivo di conoscere e di guardarsi dentro. un “cammino”, nel quale si avverte l’obbligo di perdersi, con la lucida finalità di scoprirsi. questi specchi ci parlano di un mondo di solitudine, di sguardi sognanti, di silenziosa operosità, di assenza tangibile e di empatica contemplazione… vi si aggirano “angeli” dalle scarpe grosse, “incantevoli anomalie / di anime mosse”, che sono rughe, sorrisi e colpi di tosse. io non ho braccia, che sappiano tenermi stretto, oltre le mie. io non ho occhi che per chi mi scruta con sguardo da bambino che sogna e faccia da uomo che traguarda l’infinito mostro che mi porto dentro… io non ho nessuno, in questa caccia, oltre una scatola nera sfumata, tra la terra e il cielo, che ora mi abbraccia. scritto dal poeta davide toffoli

Selina Bressan

La fabbrica di sigari

Le immagini sono state effettuate nel mio recente viaggio a cuba, in particolare queste sono state scattate a trinidad all'interno di una fabbrica di lavorazione del tabacco per la produzione dei pregiati sigari cubani. in queste immagini ho cercato di catturare l'ambiente ed i momenti delle fasi di lavorazione, cercando alcuni dettagli che potessero evidenziare la bellezza ed unicità di questa lavorazione ancora completamente manuale ed accurata in tutte le sue fasi.

Massimo Barberio

Non ducor, duco*

Common statement: lavoro a lungo termine sulla vita e la lotta di francesco (italia, 24) e la sua famiglia contro la sclerosi multipla, una malattia neurodegenerativa invalidante. ad oggi non esiste una cura nota per la sclerosi multipla, e posologia e farmaci usati per curare la sm, mentre modestamente efficaci, possono avere effetti negativi ed essere mal tollerati; in alcuni casi sono peggiori rispetto gli stessi sintomi della malattia. per queste ragioni, francesco ha iniziato un protocollo sperimentale con un neurologo brasiliano, ed ogni anno si deve recare a san paolo per un controllo medico. al giorno d'oggi la condizione di francesco è stabile, ma ha bisogno di assistenza continuativa, anche se la sua resilienza è qualcosa di veramente ammirevole. * (il titolo è dovuto al motto latino della città di san paolo che significa "io non sono condotto, ma conduco" e si adatta davvero molto bene a lui) personal statement: quando ho iniziato questo lavoro, non sapevo nulla della vita reale di francesco, ma di sicuro, ero ben consapevole di voler evitare il "solito report sulla salute". probabilmente da un punto di vista giornalistico, ci sono ancora molti momenti mancanti: il resto della sua famiglia, sedute di fisioterapia, e anche molte altre situazioni propositive. ad esempio, francesco ha appena deciso di tornare all'università, e vuole imparare il portoghese per la prossima volta che avrà un altro controllo medico. si tratta di situazioni molto normali per ciascuno di noi, ma assolutamente non per lui: ho quindi deciso di concentrarmi solo su di lui ed il tempo che passiamo insieme, e non sulla sua malattia: questa è la principale situazione propositiva che abbia potuto trovare, e non c'è spazio, in questo tempo, di poter pensare alle regole del giornalismo. sono abbastanza sicuro che questo lavoro non debba avere come fine quello di aiutare tutte le persone affette da sm, mostrando un altro modo possibile di vivere ed imparare dalla vita, né tantomeno informerà su di un altro trattamento medico o su come sia possibile andare avanti: ci sono riviste scientifiche , guru e sacerdoti per questo. non so se la fotografia che può guidare il cambiamento o che può avere un impatto esista ancora, ma di sicuro sto avendo io un impatto sulla sua vita così come francesco sta facendo lo stesso sulla mia: un buon punto per iniziare una storia, la maniera migliore per avviare il rapporto più sorprendente, un ritratto.

Alex Varani

I balena di cenderawasih

Serie di immagini realizzate nella baia di cenderawasih (indonesia) che illustrano la vita e la "simbiosi" dei pescatori con gli squali balena

Francesco Imperato

Terra murata - da palazzo d avalos a edificio di detenzione.

Viaggio nel ex carcere di terra murata di procida. una giornata raccontata attraverso otto scatti che vanno dall' ingresso alla struttura di detenzione fino all' arrivo della notte nelle buie camerate-dormitorio, passando attraverso l' attività di filatura dei tessuti e il confezionamento di abiti che rese famosa la produzione tessile procidana in tutta la provincia di napoli.

Stephanie Gengotti

Amori nomadi, circus love

Il circo. non si può immaginare qualcosa di più anacronistico. giusto un retaggio di un millennio passato, tenuto in vita in micro cosmi fuori dalla realtà, dentro piccoli stati dell’europa, per diletto e nostalgia di epoche ormai sepolte tra le pagine rovinate di logori libri di storia. il circo così sorpassato, eppure così perfetto come simbolo di un mondo senza più frontiere, globalizzato, multietnico, una ruota che gira e cigola in modo perenne, senza sosta e senza riposo. il circo con le sue allegrie e le sue disperazioni, metafora della vita . le vite degli artisti, gli amori, le vittorie e i trionfi, le sconfitte e le umiliazioni. nomade è l’amore per sua intima natura, segue rotte diagonali oppure circolari; come i cicli delle stagioni che per secoli hanno scandito e regolato l’esistenza e il cammino degli uomini sulla terra. il circo, simbolo di libertà e schiavitù. la libertà di non obbedire a padroni, né a confini. la schiavitù di andare sempre avanti, con la pioggia quando magari è inverno e l’acqua invade il caravan o sotto il sole quando avvampa l’estate e sulle strade polverose non trovi un po’ d’ombra nemmeno a barattarla con il tuo ultimo respiro. lavori per te stesso e per la tua ‘famiglia’, i tuoi compagni di avventura. una grande famiglia ‘anomala’ e allargata: lisa, manu e il loro bambino ernesto, maria e suo figlio marius, e luca. perché il circo non è solo arte e creatività, ma anche pazienza, preparazione, allenamento fisico e lavoro manuale. studio, progettazione, sangue e sudore. ore per ideare un nuovo show, giorni lunghissimi di prove estenuanti. e magari qualche volta pochi spiccioli in tasca e poco cibo in dispensa e allora il tuo palcoscenico può essere il parcheggio di un supermarket. il suo più grande pregio coincide con il suo limite più grande. l’impossibilità di un approdo definitivo, un eterno scorrere alla ricerca di qualcosa che forse esiste. o forse no. sogni una casa e un pizzico di stabilità? invece, sei ancora nella tua roulotte e sotto il tendone, o all’aperto davanti ad un selezionato pubblico di 60 persone, perché questo spettacolo non è per tutti. e’ riservato a coloro che sanno e vogliono attraversare dimensioni fantastiche, sulle tracce di grandi ispiratori del passato, personaggi in carne e ossa o nati dalla fantasia, come buster keaton, betty boop e bozo il clown; perché anche nelle opere di shakespeare il giullare sembra il più strampalato, ma è l’unico che di fronte al re tutto vede e tutto può dire, perfino la verità. come la vita, riserva sempre nuove sorprese a chi sa guardare, a chi sa sorprendersi. il brunette bros circus, il “più grande e il secondo più piccolo del pianeta”, è la conferma che l’umanità del iii millennio, dove tutto è iper tecnologico e connesso, ha ancora e sempre bisogno di connessioni empatiche: parole, occhi che si guardano, persone che non solo comunicano, ma esprimono emozioni e pensieri, corpi che si sfiorano, si toccano, entrano in relazione. come ha scritto il romanziere italiano fabio stassi nel romanzo ‘l’ultimo ballo di charlot’: solo nel disordine chiamato amore, ogni acrobazia è possibile. noi tutti siamo funamboli in precario equilibrio su un filo sottile e quasi impercettibile. puoi farti un’istruzione per corrispondenza, come i bambini che crescono in questa compagnia delle arti, ma la vita la imparerai solo e sempre in viaggio, su strade di mille colori, consumando le tue scarpe all’inseguimento di sogni e meraviglie.

Simone Bissoli

Memoria

Le foto sono state scattate durante la mia unica visita al campo di concentramento di auschwitz. vogliono ripercorrere e ricordare l’orrore che è avvenuto in questo campo. il tentativo è quello di far provare l’angoscia di questo luogo per non dimenticare.

Marco Marcone

Difficile da dimenticare...

Il funerale hindu di un bambino nella cittadina di hajipur, in bihar: uno degli stati più poveri dell'india, se non di tutto il mondo. tutto si svolge lungo le rive del fiume gandak, sul ghat. il giovane padre del bambino viene completamente rasato secondo la tradizione e vestito di bianco. il suo dolore resterà indimenticabile.

Daniele Romagnoli

Riti primitivi

Riti primitivi il pasto del sangue è un rito effettuato dai surma o suri e tramandato da migliaia di anni che normalmente praticano giornalmente: alcuni giovani immobilizzano un bue od una mucca, mentre un ragazzo stringe un cordone intorno al collo dell’animale in modo da mettere in evidenza le vene ed un altro, armato di arco e freccia, presa la mira, scaglia con precisione il dardo praticando un piccolo foro nella giugulare. una volta estratta la freccia il sangue, che esce a zampilli, verrà immediatamente raccolto in una zucca svuotata. viene prelevato solo quello necessario a nutrire i presenti, per non indebolire inutilmente il bestiame, e non ne verrà sprecata neppure una goccia. con un impasto di sterco e fango viene tamponata la ferita dell’animale perché smetta di sanguinare e poi viene liberato. i ragazzi si accovacciano in cerchio, passandosi la ciotola, dopo averne bevuto a turno il contenuto. spesso sputano e arricciano il naso, probabilmente per il sapore aspro del sangue. oltre ad integrare la dieta quotidiana, si crede che il pasto del sangue renda più forti i giovani surma o suri. alla base di questo rito vi è un profondo rispetto nei confronti dell’animale, da parte dell’intera tribù, che lo considera un’importante fonte di ricchezza e pertanto non dovrà per alcuna ragione essere ucciso. i surma si proteggono dagli insetti spargendosi sul corpo della cenere, inoltre si disinfettano con l'urina delle mucche.

Camillo Pasquarelli

L'inverno infinito del kashmir

Srinagar, valley of kashmir, india 2015 - 2016 venerdì pomeriggio. la preghiera è appena terminata e i fedeli si allontanano dalla jamia masjiid, la moschea principale di srinagar, capitale estiva del kashmir indiano. le truppe dell’esercito sono schierate ai cancelli e osservano da lontano i giovani coprirsi il volto. nel giro di pochi minuti l’aria diventa irrespirabile e i marciapiedi si tramutano in un cimitero di pietre. esplodono numerose granate stordenti. dalle ombre in mezzo alle nubi dei lacrimogeni si alza una voce: “cosa vogliamo?”. centinaia di altre ombre rispondono con veemenza: “azadi!” - libertà. in kashmir, dove anche i bambini conoscono il principale slogan del separatismo, le proteste seguono il ritmo della preghiera. i giovani lanciatori di pietre sono cresciuti durante gli anni ’90, quando infuriava la guerriglia armata contro il governo indiano. nei cuori di questa generazione non c’è più alcun dubbio: l’india sta portando avanti un’illegittima occupazione possibile solo grazie alle 600.000 truppe che rendono la regione una delle zone più militarizzate al mondo. nell’estate del 2016 le braci del risentimento si sono riaccese per via della morte di burhan wani, popolare comandante di un gruppo armato separatista, ucciso dalle truppe indiane. una nuova stagione di proteste, martiri e repressione è terminata senza risultati concreti ma con 90 morti, migliaia di feriti e centinaia di giovani che hanno perso la vista a causa di fucili che sparano centinaia di piccole sfere di metallo. a srinagar, oggi, si respira un’aria di disillusione; nei cimiteri si fa spazio per nuove lapidi e le pietre non sembrano più abbastanza. burhan wani è diventato un simbolo centrale della causa kashmiri ed ha infiammato l’animo dei suoi coetanei, ora pronti a seguirne l’esempio. ostaggio delle frizioni indo-pachistane e delle spinte indipendentiste interne, sessantotto anni fa è cominciato un interminabile inverno di sofferenza per il kashmir che vive ormai nella speranza di veder un giorno sbocciare la primavera dell’azadi.

Michele Crameri

Il lavoro del sicario

San pedro sula e tegucigalpa rimangono le città più colpite dagli omicidi violenti in honduras, nei primi 10 mesi del anno si contano 4270 persone assassinate, una cifra allarmante. solo nella città si san pedro sula si contano 2950 morti assassinati, si mantiene per il quinto anno consecutivo (2015), la città più violenta al mondo con i suoi 171,20 omicidi ogni 100'000 abitanti, (la città conta 769'025 abitanti) circa 10 morti ammazzati al giorno. per avere un idea il tasso di omicidi a san pedro sula è 10 volte quello di bagdad in tempo di guerra. l'ufficio di sicurezza onduregno conferma che la maggior parte degli omicidi sono legati al crimine organizzato, tuttavia rimangono coinvolte molte persone innocenti e i loro assassini rimangono impuniti. il clima d’impunità genera ulteriore violenza in tutto il paese. josè antonio colleo, portavoce regionale della forza di sicurezza, rende noto che i tre fattori principali che creano violenza sono: il controllo del territorio per lo spaccio di droga, come il consumo e la vendita di armi illegali come fucili ak-47 e ar-15 e pistole calibro 9. seguono i dati del osservatorio di violenza dell'università nazionale autonoma del honduras (unah), che il 91.1% dei casi sono vittime di sesso maschile. per ogni morte violenta di una donna ci sono 10 omicidi di uomini. l'84% degli omicidi sono giovani dai 14 ai 35 anni, questo indica che i giovani maschi sono i più a rischio in honduras. con un clima di violenza simile una delle professioni più popalari e rispettate in honduras e non solo, ma di tutta l'america latina è quella del sicarios, killer a pagamento. un esecuzione varia dal rango sociale della vittima, si parte da 15 dollari fino ad oltre 10'000 dollari per avvocati e politici. in honduras, ma anche in salvador, guatemala e messico, vengono reclutati molti ragazzi giovani, dei quali, parecchi minori, sedotti dalla facilità di guadagnare ingenti somme di denaro in poco tempo, che a sua volta fa aumentare anche il rispetto.

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