Ammessi tema Portfolio

 

Renata Busettini

Motel girls

I motels americani sono una concentrazione di umanità disparata e spesso disperata. tutte le mattine gli sguardi dei dimoranti stanziali o di passaggio, incontrano gli occhi rassicuranti dell'addetta alla reception. loro sono li, protette dal loro bancone, pronte a rispondere alle richieste degli ospiti anche quelle più strampalate come: " mi scusi, posso farle un ritratto da portare a casa come ricordo del viaggio?

Antonio Lorenzini

Romanì

La gente venuta negli anni 90 con la speranza di un futuro migliore. hanno dato vita alla generazione che è presente ma senza che sia cambiata cosa alcuna. un limbo di emarginazione durato decenni come una condanna dantesca e come un girone sono i “campi” dove si avvicendano le nascite, le vite, le speranze. il mio “viaggio” all’interno del campo rom il poderaccio a firenze racconta la quotidianità di un popolo: i romanì. una quotidianità fatta di piccoli gesti, di grandi bisogni e di uno in particolare: essere visti, essere guardati, respirati, nutriti, dissetati, in una sola parola essere "vivi" per tutti, per se stessi e per coloro che alla vita guardano indulgendo solo al lato in ombra, senza mai stupirsi di quanta luce si celi in quel buio da cui emergono voci, canti, grida, risate, lacrime, sospiri, "vita".

Alessandro Fruzzetti

La nila

Elisabetta Santarelli

Un paese - considerazioni sull'abbandono

Giovanni Firmani

Cercando la terra santa

Si misero in viaggio per ritrovare santa, la vicina di casa, l’amica dell’infanzia, che il destino divise per una vita a distanza, con obiettivi terreni differenti. quando giunsero al paese, stentarono a riconoscere la sua casa, le sue cose, le loro cose. seppero della sua recente scomparsa e, come spesso accade, rimpiansero di non aver fatto in tempo a realizzare l’antica promessa di rivedersi un giorno.

Carlo Panza

Limbo

Per mia madre la gioventù è lontana, dimenticata, non ricorda più nulla di se stessa. il suo essere in vita, oggi, è come non esserci, senza passato né futuro. la percezione dello spazio e del tempo è sfuggita dalle sue mani in un soffio, alcuni anni fa. spero che quando sarà il momento sia avvolta in un vortice di aria fresca e limpida, che le faccia capire, in un attimo di lucidità, che il suo vivere non è stato invano.

Federica Venturi

Il mondo invisibile

Ho viaggiato in irlanda ed ho scoperto un mondo magico. e’ il mondo delle creature fatate, dei folletti, delle sirene, dei pooka e dei demoni dell’aria. in questo mio lavoro ho cercato di fotografare questo mio viaggio fisico, ma anche mentale, fatto di emozioni, di sensazioni e soprattutto di percezioni. ho visto un pooka prendere le sembianze di un cavallo, un bagliore nel mare e ho sentito il vento forte e assordante. ho cercato di fotografare questa magia, quello che ho visto e sentito.

Andrea Falcon

Paura dello straordinario ordinario

Nel 2019 è nato finn, il nostro secondo figlio. elena e io volevamo dare un fratello a eddie, avuto 4 anni prima. io ho 50 anni e mi domando spesso se io non sia un padre troppo vecchio per eddie. per me è importante sapere che quando me ne andrò lui avrà un fratello. io ne ho uno e sono felice di averlo. durante la seconda gravidanza di elena sono stato sereno, ma proprio il giorno del parto sono stato assalito dalla paura. la nascita di un bambino è un fatto assolutamente ordinario per la storia dell'umanità, ma è un evento straordinario per ciascuno di noi. ebbene, io ho iniziato ad avere paura di quanto la nascita di finn avrebbe potuto scombussolare la vita tranquilla di eddie che, fino ad allora, era un bambino straordinariamente ordinario. ricordo come ho dovuto controllare il panico e l'ansia crescente fino a quando finn ha finalmente visto la luce. fino a quando ho visto che la straordinaria nascita di suo fratello è diventata per eddie un fatto ordinario.

Daniele Ficarelli

Perduto

Prigioniero di un tempo che fu, fra pezzi di vita e frammenti di cuore. parole non dette, rimaste fra i denti e perse per sempre, risuonano confuse, sussurrate nel buio di un amore finito e di un sogno perduto.

Laura Domenichelli

Le sfumature di una madre

Fotografare per me è il frutto dei nostri sentimenti, è un varco tra noi e il linguaggio verbale, è la forza di comunicare un messaggio. di conseguenza la fotografia è il simbolo del ricordo, è salvare attimi, atmosfere destinate a perdersi. le sfumature di una madre è il desiderio, semplice e naturale, di raccontare mia mamma, nei momenti più significativi di una giornata, adesso che ha 72 anni. ho cercato di identificarmi e di unirmi a lei, mentre è rivolta alla finestra osservando le sue colline, mentre legge, mentre cucina e mentre cuce.

Federica Zucchini

La ferita

Giacomo ha quindici anni. ogni giorno dialoga con l'infinito. la sua ferita è un raggio della notte

Monica Parisi

Road to nowhere

Il silenzio rumoroso della gente, l'abbaiare lontano di qualche cane, l’odore pungente della terra avvolta dalla nebbia e il passo impetuoso di un torrente che rinasce dopo 38 anni. e insieme, l’inconfondibile sibilo del vento, che a 1452 mt, è freddo, pungente ed impetuoso. e’ una giornata qualunque questa, qui, tra norcia e castelluccio; una giornata qualunque, tre anni dopo il 30 ottobre. da queste parti, adesso, il tempo sembra scorre lento, con un ritmo dettato esclusivamente dalla natura e dal lavoro di chi caparbiamente è rimasto, di chi con tenacia riparte, degli abitanti di un non luogo che diventa “casa”, in una dimensione in cui casa è, spesso, un modulo condiviso. un luogo quasi magico, onirico, dove il cambiamento è difficile da percepire, dove ogni minimo cambiamento è fatica e grinta. road to nowhere è una raccolta di frammenti di vita. racconta di un territorio ferito, di attimi raccontati e di situazioni vissute, è un tentativo di scrivere un personale diario di questo luogo, in questo tempo.

Enrico Patacca

Lisbona, nei giorni di luce perfetta

Per vicoli quasi irreali di strettezza e marciume, meravigliosa specie umana che vive come i cani... per cui non è stata fatta nessuna religione, nessuna arte creata, nessuna politica a loro destinata! come vi amo tutti, perchè siete così... meravigliosa fauna del fondo del mare della vita! (fernando pessoa)

Andrea Valenti

Ready for the sea (generations)

Durante la vita si affrontano dei viaggi, ci si prepara per affrontare quei viaggi, e forse è quella la parte più bella o quella più ansiosa, ma quella che comunque ci fa sentire vivi. si guarda la meta, si affronta quello che è in mezzo e finalmente giungiamo pronti a destinazione. ma il mare non è lì, tutto ritorna vuoto perché il mare lo hai incontrato poco prima con la sola attesa di poterlo vedere.

Alessandro Deluigi

Presenze urbane

Ognuno di noi almeno una volta nella vita si è fermato a riflettere sul senso di solitudine e di straniamento che spesso le città ci lasciano sulla pelle. in “presenze urbane” ho voluto descrivere scorsi urbani caratterizzati da linee, curve, forme geometriche, congelando in essi il solitario passaggio dell’essere umano, il creatore che diventa invasore dello spazio da lui stesso creato; la ricerca di un nuovo equilibrio in cui l’uomo, con la sua presenza va a completare la fredda forma geometrica.

Roberta Cuzzolin

Home and away

Sono sulla strada da sempre. mi vedo, a guardare lontano verso quello che ancora non ho incontrato, e lasciare alle mie spalle tutto ciò che ho già visto. tuttavia è come se camminassi su un filo sospeso nel vuoto, tra due sponde opposte: da un lato c’è la casa, dall’altro la strada. mi sento irrequieta e allora devo andare, da qualche parte c’è qualcosa per me. da qualche parte nel mondo prende forma quello che mi passa per la testa, e allora mi devo muovere, fare in fretta, e trovarlo. ma di nuovo devo tornare a casa, ho bisogno di un campo base, di radici, altrimenti tenderei a perdermi quando sono in giro da un po’. eppure per me non c’è casa, non almeno come si intende di solito, marito, figlio, giardino. sono eternamente divisa tra l’impulso di andare e il bisogno di restare, e rimango nel vuoto, in bilico fra due mondi egualmente lontani e irraggiungibili.

Nicoletta Cerasomma

Cryptic venus

I personaggi principali di questo progetto sono le donne di lucca, figure femminili che hanno modellato le loro vite sulla base della loro volontà. in questo modo, si sono private ​​della propria identità per diventare icone simboliche, il riflesso della società in cui vivevano. attraverso le loro storie vado a scandire la profondità della loro eredità che influenza ancora il nostro patrimonio culturale. per questo motivo, attraverso un'accurata selezione di oggetti, ricordo il contesto culturale in cui vivevano e, allo stesso tempo, sottolineo il loro contributo alla creazione del contesto sociale e culturale di lucca e dell'identità della comunità locale. sebbene alcuni di questi personaggi siano basati su persone reali il mistero e l'ignoto che li circonda consentono al pubblico di inserirli in un mondo immaginario, fatto di paure e archetipi ancestrali. partendo dall'idea di comunità, intesa come insieme di storie, simboli, rituali che la identificano, questo progetto mira a scavare gli stereotipi e la loro funzione emblematica, cercando soprattutto le paure più profonde che gli uomini devono affrontare durante la loro vita e la necessità di appartenere alla comunità.

Carmen Auriemma

Immaginando joyce

Dublino. la sua gente. l'ulysses di joyce, i dialoghi della dimensione interiore -sussurrati,concitati-, lo stream of consciousness, lo spunto per questo racconto. alle porte di un viaggio in solitario di 10 giorni in irlanda, ove è ambientato. prima tappa di un percorso di circa 1500 km dublino e il desiderio di provare a raccontare la sua gente immaginandone il viaggi interiori. un racconto che va a collocarsi nella dimensione interiore dei protagonisti, ai loro ricordi. giochi di luce/ombra e movimento il filo conduttore. narro di quel momento in cui dal presente ci si proietta (si attraversa) con pensieri e sentimenti nei ricordi che lenti si popolano di cari per poi cedere ad immaginare i propri luoghi (un letto, un tavolo...) ormai vuoti e arrivare al ricordo del viaggio che li ha portati via. volutamente tutto a tinte slavate e colori alterati, eco di un passato ormai distante, a cui si guarda con malinconia. per quante possano essere le storie, resta aperto il finale...

Giacomo Sini

Husna e le boxing sisters del campo profughi rwanga, iraq settentrionale - kurdistan iracheno

Husna è una ragazza yezida di 17 anni che vive con suo zio e sua nonna in uno dei campi profughi attorno a dohuk, un governatorato settentrionale del kurdistan iracheno. abita lì dal 2014, quando con la famiglia ha abbandonato la propria casa nell'area di shingal, sfuggendo dalle mani dell' isis che nell'area commise un saccaro uccidendo più di 5000 yazidi e rapendo giovani donne da vendere nei mercati sessuali dei territori occupati da essi. un'organizzazione no profit locale -lotus flowes- che opera nel campo, ha recentemente avviato corsi di formazione pugilistica femminile, con la creazine di un "club" (boxing sisters) in modo da ripristinare una certa fiducia nelle donne le cui vite sono state scosse da guerra e violenze. husna, attraverso la partecipazione attiva al programma, ha scoperto il suo talento per questo sport. le prestazioni eccezionali della giovane, ne fanno una delle possibili candidate a poter diventare un istruttrice certificata che insegnerà boxe ad altre donne residenti nei campi di tutta la regione, grazie ad un allargamento dei programmi di lotus flower a tutta l'area del nord dell'iraq.

Astrid Loro

Angere

L’etimologia del termine “ansia” deriva dal latino angere che significa “stringere”. angere è un percorso che mostra attraverso metafore visive tutte le sensazio- ni, sentimenti e emozioni che scaturiscono durante un attacco d’ansia. un percorso introspettivo per liberarmi dai miei mostri interiori, fin’ora tenuti nascosti sotto il letto, ma che hanno deciso di unirsi e di ribellarsi fino a che non ne ho perso il controllo. angere vuole essere una terapia per riprendere il controllo su di essi, ma anche una voce per tutte le emozioni rimaste dentro di me e inespresse.

Laura Gibellini

Legame ancestrale

È un rapporto ancestrale quello che unisce l'essere umano all'albero. un rapporto che getta le sue radici negli albori della razza. l'albero come risorsa di ossigeno, cibo, materiale. l'albero come fonte d'ispirazione letteraria, culturale, religiosa. nella precarietà della sua esistenza, l’uomo ha bisogno di stabilità, la stessa stabilità che possiamo riscontrare nella robustezza di un tronco centenario, nella profondità delle sue radici, nell’equilibrio dei suoi rami. gli alberi entrano in relazione tra loro e con ogni genere di forma vivente. allo stesso modo degli esseri umani, essi hanno consapevolezza dell’ambiente in cui vivono, comunicano inviando e ricevendo messaggi, intessono relazioni di amicizia, sono solidali; competono e combattono fra esemplari della stessa specie e di specie diverse; sono dotati di vista, tatto, olfatto. ci assomigliano più di quanto siamo portati a credere. il messaggio alla base della serie trae linfa da un concetto insindacabile ma fin troppo trascurato: “dipendiamo dalle piante, tutelarle è necessario, se si vuole tutelare l’uomo”. quando un uomo pianta un albero, pianta se stesso.

Ciro Cortellessa

La vita altrove

Il reportage è stato realizzato nella città di kilis (turchia) a soli 5 chilometri dal confine turco-siriano e a 25 chilometri da aleppo. i profughi, migliaia di persone provenienti per lo più dal distretto di azaz, provincia di aleppo, da ormai più di un anno sono in fuga non solo dalla devastazione causata dalla guerra. l’accesso all’istruzione per i bambini rifugiati è fortemente ostacolato dal gap linguistico e della disorganizzazione. di recente però è stato reso agibile un palazzo dove sono state aperte delle aule con insegnanti siriani, per lo più donne, che aiutano i bambini profughi a ritrovare la propria identità, ma soprattutto per sottrarli dalla strada e dal rischio di recenti rapimenti. si tratta in questo caso di una piccola scuola dell'infanzia che si occupa di 60 bambini garantendo anche la colazione, ma soprattutto l’istruzione per dare loro un futuro migliore. la fotografia in questo caso ha dato un forte contributo al lungo percorso per la ricerca dell’identità perduta a causa della guerra. la polaroid in particolare ha segnato le tappe, giocando con esse, dalla scuola fino alle abitazioni di fortuna dove i bambini rifugiati sono ospitati.

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