Ammessi tema Portfolio

 

Adriano Cascio

Identità e cambiamenti

Si parla spesso di corpo e delle sue rappresentazioni. il corpo che si mostra, che si racconta, che soffre che diventa palcoscenico in cui poter rappresentare le proprie emozioni, il piacere, il desiderio, il dolore. l’immagine corporea è l’immagine e l’apparenza del corpo umano che ci formiamo nella mente, e cioè il modo in cui il nostro corpo ci appare, e come ogni quadro o fotografia, nel guardarlo, possiamo provare emozioni, possono emergere ricordi e sensazioni, ancor più se c’è stato un drastico e radicale cambiamento. anche se il cambiamento è “positivo” genera in noi un profondo senso di smarrimento perché incapaci di riconoscerci. e’ necessario essere resilienti, di auto-ripararsi come fa la natura, che ha la capacità di ritornare al suo stato iniziale dopo essere stata sottoposta a una forte perturbazione. e’ necessario un lungo percorso di auto-accettazione, di ricerca di se stessi, faticoso e doloroso ma necessario per andare oltre e accettare il nostro nuovo io.

Andrea Salvucci

Natura umana

“natura umana” prende spunto dalla storia di francesca e dino, una giovane coppia che ha scelto di rilevare delle terre incolte nella campagna marchigiana e di dedicarsi alla loro cura come via concreta per vivere in comunione con la natura. hanno così fondato l'officina agri-culturale “il salto”, un luogo di incontro dove una moltitudine di persone, amici, collaboratori e soprattutto volontari provenienti da ogni parte del mondo, cerca un'esperienza di profonda condivisione di vita naturale. il lavoro nei campi, alternato a pause dove trovano spazio momenti ludici e di riposo, consente ai volontari di accedere a un vivere diverso, più lento, basato su un contatto intimo e gioioso con la natura e orientato alla riconnessione con se stessi e con gli altri. a dare forma a questo lavoro per immagini è proprio l'esperienza corale e di piena sintonia che questi giovani mostrano con l'ambiente, un rapporto fusionale capace di sprigionare emozioni intense e un grande appagamento interiore.

Andrea Taschin

Noi siamo io

Noi siamo io (sequenza emotiva). la solitudine, compagna di certi momenti della vita, spesso impone la sua legge fatta di ineluttabile grigiore, di pesantezza e necessità di bilancio. un sentire malinconico che ci entra dentro, si appropria di noi e ci chiama ad un lavoro immane: il confronto con le nostre ombre e i sensi di colpa più profondi; tutto finisce per trasformarsi in un processo, in atti d’accusa che ci lasciano senza perdono. eppure, ognuno di noi è fatto di molteplici parti, di differenti modi di sentire che in questo mio lavoro prendono la forma, proprio come in un processo, di accusato ed accusatore. eccoci di fronte ad un giudice spietato che nemmeno sapevamo di avere. ma contrariamente a quanto si possa pensare, le nostre molteplici parti non vanno messe in lotta una contro l’altra ma, come il pensiero di c. g. jung ci insegna, intimamente e misuratamente accolte. unite, per ritrovare un autentico ed equilibrato sé: noi siamo io.

Bruno Madeddu

Fine stagione

Candido Cupertino

Radici

“fotograferemo tutto e saremo incapaci di ricordare ciò che conta davvero” predisse italo calvino a metà del secolo scorso. i ricordi appartengono al tempo e come il tempo sfuggono, perdono di nitidezza e diventano inconsistenti. i ricordi leggeri e felici sono tutto ciò che mi rimane di mio padre, insieme alle poche e fragili fotografie che raccontano istantanee della sua giovinezza spensierata. ho provato ossessivamente a contraddire la predizione di calvino, tentando di ricostruire le memorie ormai impalpabili di un passato lontano. sono andato alla ricerca dei luoghi vissuti ed abitati da mio padre, dove la mia terra conserva ancora le nostre radici. ho ritrovato spazi di assenza fisica, abitati da ricordi invisibili agli occhi, ma eterni nella mia memoria.

Davide Colagiacomo

La misura del vuoto

C’è un sottile legame che unisce lo spazio edificato e l’essere umano che lo abita, ed è costituito da volumi vuoti che creano il distacco e la distinzione degli elementi. all’interno di questo vuoto la figura umana si muove e ne diventa misura, creando proporzione e ragione d’essere, in un mutuo interscambio dinamico e continuo, mediato dallo spazio vuoto che costituisce l’elemento connettivo tra costruttore e costruito. la mia ricerca all’interno dell’incompleto cimitero di san cataldo progettato da aldo rossi si è incentrata sull’uomo e sul suo rapporto con gli spazi vuoti , cercando di dare una forma al vuoto doppiamente presente anche in forme non ancora edificate: l’essere umano diventa quindi non solo il soggetto che si muove nel vuoto, ma anche la proporzione per colmare in maniera metafisica un vuoto che probabilmente non verrà mai colmato.

Elisabetta Nottola

Stracchino e marmellata

Dopo qualche tempo dalla morte di mio padre, affetto da alzheimer, ho sentito l’urgenza di raccontare mia madre. lei, la sua casa, la terra che abbiamo calpestato, i ricordi che si sono accumulati nei vecchi super 8, nelle foto scattate da mio padre, nelle immagini stampate nella mia memoria. una donna dall’aspetto delicato ma dotata di una forza non prevedibile, capace come un filo d’erba di bucare il ghiaccio nel quale è cresciuta e di sconfiggere a caro prezzo i fantasmi dell’infanzia. un prezzo che ho pagato anche io, perché il dolore è un’eredità che si tramanda e che nemmeno il tempo riesce ad esorcizzare completamente. stava mangiando dei crostini di pane con dello stracchino e la marmellata la sera in cui mi chiese se avessi voluto farle una foto per la tomba. la foto l’ho fatta, lei vive ancora e da allora è iniziato il racconto.

Francesco Angelo Petrivelli

On my own wor(l)d

Voi vi siete mai ritrovati sorpresi dalla vita? io sì. questo piccolo mondo che abito, per quanto monotono, per quanto solitario, ho scoperto essere capace di racchiudere la vita nella sua forma più ancestrale, nella sua forma più momentanea e più eterna. quando mi sono guardato attorno ho scoperto spiragli di luce, creature magiche, folate di vento inaspettate. e per quanto questo piccolo universo che vivo tutti i giorni sia ciclico, riserva ancora la sorpresa, riserva ancora lo stupore, la meraviglia. on my own wor(l)d nasce proprio dal mio bisogno vitale di raccontare e ricercare quello che mi circonda, in un infinito dialogo tra vita e morte.

Giovanni Firmani

Mi chiamo giulia

Passo le mie giornate tra le mie cose, che mi riportano al passato, ognuna ad un momento della mia vita. non me ne posso liberare, ne sono prigioniera. chiusa tra quattro mura osservo su di me, inesorabili, i danni del tempo. guardo fuori: là c’è un mondo che non mi appartiene, che non ho vissuto. al mio mondo mi riportano solo le cose che stanno tra queste mura. mi chiamo giulia

Giovanni Brighente

Casolare

Come eravamo

Luca Regoli

La nebbia

Marzio Toniolo

Un Po mio

Rita Baio

Sosta mentale

Sosta mentale il bisogno di fermarsi senza una precisa direzione, di lasciarsi prendere dall'immenso che ci sta intorno in uno spazio, forse metafisico, tra fantasia e realtà.

Roberto Cella

I colori del rio negro

Le acque del rio negro, attraversando le bianche dune di sabbia del parco nazionale dei lençois maranhenses, viste dall'alto, creano disegni astratti unici.

Stefania Borgoni

Il volo

Il volo (era mio padre) l’assenza diventa presenza e si riempie di ricordi. odore acre di sigaretta, attese e sguardi cercati in un tempo diventato troppo stretto. l’amore donato non muore mai, cambia soltanto la sua forma d’essere. eri mio padre. nell’abbraccio dell’ultimo tramonto la tua sognata e ritrovata libertà. “ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.” eugenio montale

Vincenzo Bianco

La terza pelle

Le facciate dei grandi condomini ci rimandano alla città nella città, ad una umanità che si cela agli sguardi, che vive nelle stanze della propria abitazione: la casa. la casa è la nostra terza pelle, dopo quella corporea e quella degli indumenti, c’è la casa con i suoi muri, le sue finestre che come una pelle proteggono il corpo ma allo stesso tempo lo lasciano respirare. finestre come limiti e soglie, ingressi e barriere, linee di confine che demarcano il mondo interno da quello esterno, dove tutto può accadere; ma anche allegorica metafora dell’uomo moderno e dello sgretolamento delle sue certezze, esse interpretano la frammentazione della realtà e della sua percezione.

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