Ammessi tema Portfolio

 

Andrea Carboni

Una rondine per la pace

Giovani provenienti da diverse culture e da paesi generalmente identificati dalla storia come nemici arrivano a rondine da tutto il mondo: balcani, caucaso, medio oriente, subcontinente indiano, africa sub sahariana, america. la realtà da cui ognuno di loro proviene ha generato sospetto, diffidenza, rancore, odio e vendetta. quì incontrano il proprio nemico per la prima volta, si guardano si toccano, parlano. accettano la sfida della convivenza, si mettono in gioco per abbattere i muri che separano i popoli, che alimentano la violenza e la distruzione. studiano per diventare i leader pacifici di domani e tornare nei proprio paesi come ambasciatori di pace, capaci di portare una nuova voce di speranza. vivendo a rondine, si lasciano alle spalle convinzioni alimentate per anni dalla propaganda e qui inizia il cambiamento… e al termine del loro per-corso scoprono di avere una nuova visione del mondo, ma soprattutto…la chance di cambiare il futuro del loro paese diventando ambasciatori di rondine e della pace. nel 2015 l’associazione rondine cittadella della pace è stata candidata al nobel per la pace.

Monica Mietitore

Partenze

Il treno, con i suoi agi di tempo e i suoi disagi di spazio, rimette addosso la disusata curiosità per i particolari, affina l'attenzione per quel che si ha attorno, per quel che scorre fuori del finestrino. sugli arei presto s'impara a non guardare, a non ascoltare." (tiziano terzani) la linea ferroviaria hazrat nizamuddin (codice nzm) è una delle cinque più importanti linee che partono dalla città di nuova delhi, in india. connette tutte le maggiori città indiane... tra queste la magica agra, conosciuta al mondo per il taj mahal. questo viaggio tra delhi e agra, parla di incontri, di sguardi, di sogni, di vite sfiorate. in un lento viaggio, che è metafora della nostra vita

Giulio Montini

Portatori di zolfo

Stefano Spezi

Infiniti spazi minimi

Il dovere di evadere per vedere dov'ero perseverando nell'ostinata ricerca del nulla in una sistematica occupazione casuale di infiniti spazi minimi

Rosario Lo presti

Da roberto a roberta - un viaggio lungo una vita

Ho conosciuto roberta durante il mio primo incontro con il gruppo kairos (cristiani lgbt) di firenze. sono andato a quell’incontro perché il mio primo tentativo è stato quello di raccontare la storia dei cristiani gay che a firenze si sono raccolti nel gruppo kairos. prima che fotografica è stata una bellissima esperienza umana; ho capito e toccato con mano quanto ancora oggi sia forte la diffidenza ed i pregiudizi verso gli omossessuale ed i trans. il problema è che questa diffidenza e pregiudizi segnano in modo indelebile la vita di tanti esseri umani. roberta alla mia richiesta di farsi fotografare ha accettato subito e senza reticenze; ha avuto e continua ad avere una vita molto difficile e da 11 mesi ha iniziato la cura ormonale per completare il percorso di diventare donna. oggi, gli amici del gruppo kairos e la comunità le piagge di don santoro, sono la sua nuova famiglia. le foto esposte non hanno certo la presunzione di raccontare la vita di roberta, sono solo frammenti. il viaggio continua.

Angelo Bani

Ricercatori

Il lavoro “ ricercatori“ , vuole essere un omaggio a tutti quegli uomini e donne che , con passione , si dedicano alla ricerca in campo scientifico presso il consiglio nazionale della ricerca di pisa. il soggetto principale delle fotografie sono appunto i ricercatori, e non il centro di ricerca. esiste un documento : “ carta dei diritti fondamentali dell'unione europea “ . all'articolo 13, antonio iavarone, uno dei più brillanti scienziati italiani ( in usa purtroppo ) scrive : “ le arti e la ricerca scientifica sono libere. la libertà accademica è rispettata, la ricerca è il nostro futuro “ appunto….la ricerca è il nostro futuro.... le ricerche condotte al massimo livello portano risultati positivi per l'economia del territorio ( questo è ormai un dato accertato). l'italia rappresenta però, nel mondo occidentale, un'eccezione negativa a causa della profonda differenza tra il suo sistema di ricerca e quello degli altri paesi . nel nostro paese non esistono centri in grado di competere ai massimi livelli mondiali, quindi non solo perdiamo i nostri scienziati, ma non abbiamo la capacità di attrarre quelli stranieri.nonostante tutto ho visto uomini e donne , giovani e meno giovani, tutti con un'eccellente curriculum di studi, che rappresentano l'elite dei nuovi e vecchi laureati, fortemente motivati ed impegnati nel loro lavoro, convinti di poter cambiare questo stato di cose. forse ispirati dal “ padre “ di tutti i ricercatori e scienziati albert einsten, che diceva : “non si può pensare di cambiare, se non si cambia il modo di pensare. non c'è progresso senza ricerca ” ...ma questo bisognerebbe spiegarlo ai nostri politici...

Nazzareno Berton

Expo 2015

Opera nata da un rifiuto al caos. appena tornato da un pellegrinaggio a piedi in solitaria padova-roma, mi sono trovato catapultato in un ambiente completamente opposto. da qui, dopo 4/5 ore di intontimento, ho iniziato il mio lavoro, puntando sullo sfuocato e sovraesposto. nei giorni successivi ho raggiunto la convinzione che questa meravigliosa esposizione universale mi appagava, per questo ci sono tornato altre 5 volte e, ora deluso della sua chiusura.

Bruno Cherubini

The faith of gipsies

Il 24 e il 25 maggio di ogni anno è il giorno della festa e della purificazione per le comunità zingare: i gitani di tutto il mondo si ritrovano in saintes-maries-de-la-mer e con canti, preghiere ed invocazioni chiedono a santa sarah, maria salomè e maria jacobè , loro protettrici, di farsi carico di tutti i loro peccati. le loro statue , contenenti le reliquie e rivestite di tessuti ed oggetti donati, sono accompagnate al mare con una breve processione, che dalla chiesa-fortezza del paese raggiunge la spiaggia gremita di centinaia di fedeli. il corteo, scortato da cavalieri della camargue e benedetto dalle autorità religiose, si bagna nel mare e qui , per intercessione delle sante , i peccati sono lavati e perdonati.

Alessandro Fruzzetti

Memoria a breve termine

l’idea del portfolio è nata dall’osservare la quantità infinita di fotografie che continuamente vengono scattate coi telefoni. mi sono chiesto però chi “testimonia davvero i nostri tempi” e “cosa rimarrà dei nostri anni”. sui giornali ed in tv viene detto che ci sarà un vuoto di immagini. la fotografia oggi è intesa come “bisogno istantaneo di condividere un momento” e non come “testimonianza futura”. noto anche che sui vari social (instagram, facebook...) c’è poca attenzione ai soggetti: si fanno i selfie, vengono fotografati i piedi, il cibo, le pizze, i gatti... i telefoni contengono migliaia di fotografie inutili. l’altro aspetto conseguente poi è quello che non si stampa più quasi nulla; la memoria fotografica di una famiglia è spesso custodita da telefoni o computer che possono rompersi e far perdere tutto. "l'album di famiglia" non esiste più. nel portfolio, ho cercato di accentuare questi concetti anche dal punto di vista grafico, con una progressiva diminuzione di immagini per ogni tavola: inizio con una griglia di 8 x 8 fotografie che diminuiscono gradualmente nelle 8 tavole, con il conseguente aumento del bordo esterno, fino ad una sola immagine finale.

Federico Biagioli

Gioia e dolore

Ore 20: la cena è servita, il turno di notte è già iniziato, le luci del corridoio sono spente; ad illuminare la corsia solo deboli luci a led di colore blu. regna il silenzio totale al terzo piano del reparto di chirurgia dell’ ”hesperia hospital” ed io sono nella camera 33, seduto tra il letto lasciato vuoto questa mattina da una paziente dimessa e quello occupato da mia moglie che sta riposando. di fronte a me la flebo di morfina, una goccia cade ogni tre secondi. mi fanno restare ancora un’ora oltre l’orario di visita, ancora un po’ di tempo prima di rientrare in quella squallida camera del b&b in cui alloggio per venti euro al giorno, la più economica che si possa trovare a modena. lì, in quella stanza, mi lascio cullare da quel magico silenzio che domina in tutto il reparto, interrotto, ogni tanto, solo dal suono del campanello che chiama l’infermiere di turno. quell’atmosfera riporta il mio pensiero alla sera dell’8 dicembre 2013, si erano rotte le acque e eravamo corsi all’ospedale. passarono dodici ore prima che sofia venisse alla luce. la nascita di una figlia è l’emozione più bella e più forte che si possa provare, una grande gioia a cui però è seguita una dolorosa tragedia: quel corpo, che per nove mesi si è modellato trasformando la donna in madre, curvandosi per il peso del pancione, non ritornerà più a posto, lasciando mia moglie incapace di sostenersi con le sue forze. da qui è iniziato un calvario fisico, psicologico e personale, tra una sanità dimostratasi superficiale nella ricerca del problema e una complicata burocrazia “all’italiana”. “ipercifosi dorsale” è la diagnosi un “angelo” specializzato in questo tipo di malattie, lo stesso per la quale ci troviamo qui, 250 km distanti da casa, nella stanza 33 dell’”hesperia hospital” e che stamattina l’ha operata. “gioia e dolore” è la mia vita, la nostra personale storia che ad oggi è tutt’altro che una cicatrice rimarginata, è una ferita che ancora sanguina. dolore e lacrime.

Andrea Bianco

Faces

La street photography, mi piace perché è la vita reale, ed è lo straordinario nell’ordinario di tutti i giorni, bisogna riuscire a coglierlo, è lì nascosto a molti, visibile a pochi, ma è emozionante scoprirlo. l’idea di faces nasce dall’idea di contrapporre la realtà con la finzione, la vita reale con la virtuale a parti invertite, la realtà sfuocata (persone riprese per strada) e il falso a fuoco (cartelloni pubblicitari), realtà contrapposte che si incrociano. (nessun fotoritocco, sono incroci di persone riprese per strada con i cartelloni). la società ammira la bellezza, la perfezione come stereotipo e la contrapposizione fuoco sfuoco invertite rende ancora più grottesca la realtà. personaggi strani, disturbati, ordinari… ci passano accanto ogni giorno, ma forse sono anch’io come le persone sfuocate che mi passano accanto e non riesco a vedere? forse si, forse lo siamo tutti e vorremmo essere ciò che non siamo…

Eleonora Carlesi

Unchildren

All’origine i bambini di strada sono la conseguenza della politica a sostegno dell’incremento del tasso di natalità che propose ceausescu, unita all’estremo impoverimento degli ultimi anni del regime in romania .per poter entrare a far parte della comunità europea ,la romania ha dovuto arginare questo fenomeno creando delle strutture per accogliere questi bambini che oggi sono anche i figli di quei ragazzi cresciuti in strada. molteplici sono, anche oggi, i fattori che portano a fenomeni di abbandono dei minori.gli ospedali e gli orfanotrofi ospitano mediamente un totale di 60 mila orfani che difficilmente riescono ad essere adottati,ed è per questo che i commercianti illegali di bambini speculano sulla vendita degli stessi.e' quello che è successo a g. è stata comprata all'età di 14 anni da un uomo,ha avuto il suo primo figlio a 15 anni,adesso ne ha 25 e 4 figli avuti dal suo padrone

Violetta Canitano

Mille vite

“ho una malattia ereditaria, ho fatto di questa malattia la mia forza” m. marsha combatte ogni giorno la sua personale battaglia contro la talassemia, un particolare tipo di anemia che la obbliga a continue trasfusioni. marsha ha 43 anni e finora ha ricevuto mille sacche di sangue: la vita di mille persone scorre nella sua. marsha è una donna italo americana, di origini calabresi e quasi ogni sera corre a teatro a esibirsi come attrice comica, ha fondato il “rome comedy club” il primo cabaret in lingua inglese a roma. ogni quindici giorni nella vita di marsha una telefonata arriva puntuale, un codice, poche parole…poi la mattinata di controlli tra i corridoi dell’ospedale e quelle facce che ormai riconosce da tempo . c’è la trasfusione oggi. la talassemia è la malattia ereditaria, causata dalla mutazione di un gene, più diffusa la mondo, localizzata nel bacino del mediterraneo e nel sud est asiatico, non permette ai globuli rossi di riprodursi e colpisce il circa il 10% della popolazione mondiale. una patologia che marsha ha nascosto al mondo per quasi quarant’ anni, da quando i medici le dissero che non avrebbe superato i diciotto anni, da quando cominciò a sentirsi diversa, o forse da quando cominciarono a farla sentire diversa gli altri. vivere un ‘adolescenza complicata in ohio, tra mille cure sperimentali e poi decidere di tornare nel mediterraneo per curarsi, per una nuova vita, lontano da casa. dipendere dalla terapia e scontrarsi spesso con la mancanza di sangue in italia. preoccuparsi perché il sangue è un fluido che ad oggi non si può creare artificialmente, si può solo donare. capire che condividere, chiedere, è la strada da perseguire per sopravvivere. nel 2014 marsha sente il bisogno di raccontare la sua storia personale, le sue ansie, i momenti tragicomici che l’hanno accompagnata finora, lo fa nel modo che conosce meglio: attraverso uno spettacolo, diventando testimonial di se stessa. dm55 diventa un “one woman show”, ancora un appuntamento per salire su un palco, ma stavolta per un’occasione diversa, desiderata per liberarsi di un fardello, per sensibilizzare le persone sulla donazione del sangue. per parlare a tutti della sua vita . marsha non sarebbe marsha senza la sua malattia, la sua inseparabile “compagna di vita” che l’ha resa unica, combattiva, che le fa guardare la vita come un dono speciale. il pubblico che la applaude a teatro, come quello che le dona il sangue è la sua forza. quando fa la trasfusione, immagina di essere tutte quelle persone che gliel’hanno donato, vive per un attimo dentro di sè la loro vita. per raccontare marshaper ho cercato i suoi stati d’animo, le sue emozioni. raccontarla perché questa è una storia di malattia, di forza e di resilienza.

Cinzia Canneri

Come due ali

Questo progetto nasce dal desiderio e dalla necessità di raccontare il dolore delle vittime di amianto, sia di coloro che sono state colpiti direttamente dall'esposizione a questa fibra sia dei familiari che sono sopravvissuti o vivono sapendo di perdere chi amano. la visione proposta non è caratterizzata da una descrizione della problematica in relazione diretta con l’amianto, ma dall’incisione della malattia nella vita quotidiana, intima e psicologica delle persone coinvolte. anche le immagini dei territori dell’amianto sono esplorate per investigare il rapporto percettivo, visionario e immaginifico che gli abitanti di queste terre possono aver sviluppato. in italia la legislazione proibisce l'utilizzo e la commercializzazione di questo minerale solo dal 1992, ma ancora molti siti devono essere bonificati. l'oms stima che 107 mila persone muoiono all'anno nel mondo e di queste 4000 in italia. il problema é attuale e non discusso, perché il picco delle morti é previsto tra il 2015 e il 2020, avendo questa fibra un'incubazione di 20-25 anni. oggi molti paesi in via di sviluppo, quali la russia, il brasile, il kazakistan, l'india e il giappone, producono ancora amianto e non vi é una regolamentazione internazionale. il titolo del progetto nasce da un’immagine metaforica di un malato di mesotelioma che disse: “i polmoni sono come due ali…”

Matteo Serpi

Giada studia sola

Giada ha sedici anni ed è cresciuta a pane, equitazione e poemi epici. una passione così forte quella per la letteratura greca, che, dopo le scuole medie, per lei è stato naturale scegliere il liceo classico della sua città. da sola. già, perché giada è la sola alunna del b. lotti di massa marittima, liceo superstite grazie al progetto sperimentale errecubo. così, giada studia per nove ore a settimana greco e latino, circondata da sedie vuote, mentre può seguire le altre lezioni con i compagni dell’istituto tecnico chimico. negli ultimi anni i licei classici italiani hanno subìto un drastico calo delle iscrizioni, causato da una disincentivazione acuita dalle politiche scolastiche ministeriali e dalla crisi economica. il progetto errecubo ha permesso al classico di tutelare le esigenze formative di giada offrendo la formazione umanistica, data la difficoltà logistica del territorio.

Marco Di traglia

La lunga sosta

Il progetto è stato realizzato a quattro mani da di traglia marco ed alita spano una sosta che dura da anni. il simbolo della mobilità, della vacanza, degli spostamenti, è ancorato a terra. la carovana si è arrestata e non è più ripartita. la vita scorre intorno ad una roulotte senza ruote, nella sua semplice quotidianità. in una radura a pochi passi dalla statale, le esistenze di quattro persone si sono assestate, e convivono come in un piccolo vicinato, trascurate dal traffico che scorre incessante pochi metri più in basso. il nostro intento è raccontare i momenti di tante giornate trascorse all'ombra di una roulotte decadente.

Sergio Carlesso

Paesaggi complessi

"paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle persone, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni". (convenzione europea del paesaggio) la percezione di un luogo è personale. la memoria che di esso resta è legata in modo imprescindibile alla interpretazione "unica" che ognuno è in grado di ottenere "sentendo", non solo vedendo. la quantità enorme di informazioni "banali" oggi reperibili in internet porta in realtà a conformare la conoscenza. la proposta infinite volte dello stesso stilema oscura con la quantità le "originalità". "paesaggi complessi" nasce dal rifiuto di questa standardizzazione. nelle immagini, al messaggio chiaro, semplice, "unidirezionale" dell'indirizzo qcode che rimanda ai siti di una località, si sovrappone "una" realtà percepita dello stesso luogo, dove natura e fattori umani si intersecano fra loro creando tensioni e sensazioni divenute proprie dell'osservatore.

Pieranna Gibertini

Alveare

Il luogo degli scatti è l'esterno di quel grande palazzo di abitazioni di 12 piani, e dall'inizio alla fine tutto avviene, rigorosamente e senza eccezioni, in questo luogo. la mia attenzione è stata colpita da quei mondi in miniatura che appaiono completamente autosufficienti, specie di laboratori di inedite socialità colte nei momenti di vita quotidiana, piccola e minuta, semplice e lineare. il condominio è in fondo un arcipelago di isole. la relazione tra un'idola e l'altra è ostacolata dall'acqua che le separa e difficilmente viene superata o prosciugata. così la differenza fra inquilini di uno stesso stabile, il desiderio di mantenere una certa privacy, anonimità, rende incolmabile il vuoto che si stabilisce tra un condomino e un altro. il simbolo (ma per certi versi anche l'espressione concreta) di questa caratteristica dell'ambiente artificiale e tecnologizzato in cui vivono gli abitanti, è la verticalità di questi edifici che sembrano voler "colonizzare il cielo" ma che rimangono con le loro quotidianità minute e rigorosamente legare alla terra.